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Con i suoi mobili, al tempo stesso solidi e gracili, la sua carta da parati a righe, il fregio con le vedute d’importanti monumenti urbani, il suo grande planisfero e il lampadario con i pendenti di cristallo, il vecchio ufficio era di un’eleganza ovattata. L'aura di Édouard stesso risiedeva nella sua persona, nelle sue occupazioni di scrittura e in particolare nelle relazioni con i rappresentanti della compagnia d’assicurazioni  L'Union, di cui era il rappresentante locale. La sede legale de L'Union si trovava in Place Vendôme. Così, la capitale, il grande mondo entravano dentro le mura della casa provenzale.
Situato all’angolo sud-ovest della casa, il vecchio studio, da cui si gode una veduta del giardino recintato, ha una posizione strategica;  l’atmosfera è raccolta ma al tempo stesso aperta verso l’esterno, almeno quell’esterno protetto dal mondo che è il giardino. S’ignora cosa fosse quella stanza prima di divenire lo studio di Édouard; unica testimonianza di quel passato sconosciuto la sovrapposizione di due carte da parati nascoste sotto quella di Edouard, di cui restano dei lembi dietro il pianoforte acquistato al consolato d’Inghilterra a Marsiglia. Bellissimo modello in stile vittoriano, purtroppo inaccordabile per via della struttura fabbricata in legno, il piano contribuiva all’artificio, al lato "décor" della stanza.
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Questa stanza della casa è stata la più difficile da restaurare, senza dubbio per via della forte personalità di Édouard, che qui aveva la sua tana inaccessibile. Bisognava inoltre riuscire a superare il peso degli archivi in essa contenuti, che tanto hanno plasmato l’atmosfera del luogo al XX° secolo. È logico pertanto che sia stata la stanza restaurata per ultima. Il risultato è un’affermazione dell’identità de La Tartugo, come da nessun’altra parte nella casa. E questa  affermazione ha forse a che vedere con la sua relativa sobrietà. Oggi la stanza conserva del suo passato quanto basta per non tradirlo. Si noterà  il "radassier" (tipica panca provenzale), che rimanda al periodo della fabbrica di tappi in sughero,  nel XIX° secolo, quando la casa era piena di mobili provenzali. La presenza di questa panca fa della stanza una "radassière", stanza da riposo, ribaltando la situazione rispetto all’epoca di Édouard, quando al contrario simboleggiava il luogo del lavoro intellettuale. Ma la sua presenza è anche un modo d’integrarvi il ricordo di Mimi: il radassier ricorda il vecchio divanetto con méridienne che si trovava nel suo salottino, dall’altro lato del corridoio. La stanza integra inoltre la modernità riflessiva d’inizio XXI° secolo della generazione che ci vive attualmente. 
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La sobrietà non esclude la malizia. La porta trompe-l'oeil a sinistra rimanda a quella della camera nell’alcova, che più che una porta è un paravento. Il motivo dei medaglioni, il piccolo specchio barocco e il trofeo di caccia in plastica (che rimanda peraltro al teschio di antilope visibile nella foto precedente) creano un gioco visivo dal quale l’osservatore fatica a districarsi.  
Ai tempi di Édouard, lo studio era un posto proibito ai bambini. Dietro al tavolo da lavoro senatoriale (che oggi, trasportato al primo piano, è diventato quello del traduttore), era appeso a sinistra un medaglione con il suo ritratto e, a destra un altro medaglione che rappresentava la sua “dulcinea”, l’amore giovanile che  Édouard avrebbe voluto sposare, e che non era sua moglie Élisabeth, molto più giovane. Esempio crudele della mentalità dell’epoca. La vera Provenza, la stessa di Jean Giono, è molto più ruvida e oscura di quella promulgata a partire  dagli anni Cinquanta dagli agenti immobiliari e improntata allo dallo  spirito vacanziero della Riviera, al quale La Tartugo si contrappone. La Provenza ha i suoi colori, così come li aveva lo studio di Édouard, con la sua carta da parati a righe (ormai scomparsa) in cui dominava un rosso leggermente violaceo, impreziosita da un fregio nel quale il padrone di casa aveva integrato dei ritagli rettangolari tratti dalla rivista L'Illustration, che rappresentano delicati scorci di paesaggi e città di tutto il mondo. Il planisfero che occupava l'intera parete sud evidenziava ulteriormente il richiamo al viaggio in terre lontane. Le tende della biblioteca, di un rosa pallido, il lampadario di cristallo rosa, contribuivano a conferire a quella che si sarebbe immaginata una stanza austera una sensualità che inevitabilmente veniva associata all'evocazione dell'amore perduto, ma ben presente, di Édouard; e anche al décor delle case di piacere. Fu il suo temperamento da capricorno a spingere Édouard a seppellirsi nella scrittura, o fu il fastidio, l’insoddisfazione? Quale che sia la risposta, Édouard era diventato un uomo di parole, paragrafi e scartoffie, pignolo nella regolarità di una scrittura rigorosa e impeccabile. Clicca sul link sottostante per entrare nell’universo dei suoi archivi.
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Il pavimento del vecchio studio de La Tartugo (a destra) è lo stesso di quello  dell’anticamera dell’abitazione Clément au François, in Martinica (a sinistra). Rum, vino, stesse mattonelle.
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